mercoledì 8 maggio 2019
Cinquantenario del discorso "Guarigione dalla Sofferenza" parco Attigliano
Disegno di Riccardo di Nitto ispirato dal discorso sulla Guarigione dalla sofferenza di Silo
Monologo di Elisa Marinai ispirato dal discorso di Silo sulla Guarigione dalla Sofferenza
Cos’è la sofferenza? Cos’è la saggezza? Cos’è la violenza?
Da quando l’Uomo ha coscienza ci sono domande che continua a porsi, forse perché
non esiste risposta certa, forse perché la risposta non esiste proprio.
Platone parlò del Mondo delle idee, disse che ogni cosa, ogni essere nel mondo è
circondato da idee e quindi solo osservando il mondo si può arrivare alle idee, e se
l’Uomo ne trae le idee allora è questo stesso mondo che le influenza.
Ma come può mai l’Uomo trarre idee buone, sagge e giuste da un mondo ingiusto,
in cui governano le idee chiamate soldi, fama, egoismo, violenza? Come può mai
l’Uomo trarre delle risposte da idee che non pongono domande ma che assicurano
certezze fantocce, di facciata?
E allora forse la sofferenza dell’Uomo sta proprio in questo, nel timore di non poter
trovare una risposta, una soluzione a tutti i problemi del mondo. Forse la sofferenza
dell’Uomo nasce dall’impossibilità di trarre delle risposte da domande che non
esistono o che, se esistono, non hanno risposta.
Dicono che ogni essere esista per compiere il proprio scopo, questo allora dovrebbe
essere lo scopo dell’Uomo: porsi domande, darsi risposte, soffrire pensando di non
riuscirci. E va bene così.
Ma allora tutto il resto della sofferenza, che sia fisica o mentale, si può superare,
andando oltre ciò che frena e fermandosi da soli. Perché farsi frenare è una cosa,
fermarsi è un’altra. Fermarsi vuol dire prendere consapevolezza e realizzare ciò che
è giusto realizzare.
Possiamo dunque dire che un uomo saggio sia un uomo che si ferma? Un uomo che
si ferma davanti alle difficoltà e le osserva dall’esterno, più consapevolmente? Un
uomo che si pone dei limiti per poi superarli?
Queste sono domande che è giusto che l’Uomo si ponga, per essere un po’ migliore
di ciò che è, ogni giorno, per superarsi, senza superare gli altri, senza vincere nulla
insomma ma senza sapere la reale risposta.
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